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Visualizza versione completa : Il futuro della rete? Bel futuro se ne parlano loro!!!


Faus-74
23-02-2010, 19.42.26
Ok, ok, il titolo del topic è mio, ma quello che segue è tutta farina del LORO sacco.

Del futuro della Rete o dell'accesso universale
Fastweb, AGCOM, Barbareschi e altri: nel corso di un convegno romano, il punto su ciò che potrebbe attendere il Belpaese connesso. Tra fosche tinte, progetti europei e sortite ironiche sui contenuti condivisi
Roma - Per non dare la Rete per scontata. Per discutere di regolamentazione, di infrastrutture, del prossimo sviluppo di Internet nel Belpaese. Così l'onorevole del Partito Democratico (PD) Sandro Gozi, che ha recentemente introdotto un convegno sul futuro della Rete, dall'accesso universale alle reti intelligenti. Presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati.
Solo il primo di una serie di appuntamenti, almeno stando all'augurio espresso dallo stesso Gozi. Per riflettere innanzitutto su un paese che non darà al web le frequenze libere dopo il passaggio al digitale. Gozi ha infatti tratteggiato un panorama innanzitutto fosco, dove l'Italia obbliga l'accesso senza fili all'identificazione. E dove non c'è attualmente un serio piano operativo per la banda larga, né iniezioni di liquidità per le autostrade digitali.
Per Roberto Viola, segretario generale dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), si tratta di una sfida riassumibile in poche parole chiave. Innanzitutto network. Come sviluppo di sicure infrastrutture di Rete. Per alcune applicazioni come la telemedicina - ha spiegato Viola - bisognerebbe garantire a tutti gli utenti un collegamento stabile e certo, a differenza magari di servizi come la posta elettronica.
Da questo punto, i principi a guida della neutralità della Rete dovrebbero essere letti, secondo il segretario generale di AGCOM, non da un punto di vista ideologico, ma dal punto di vista delle priorità. Ovviamente senza discriminazione alcuna, ma con una serie di approcci politici saggi, anche diversi da paese a paese purché in un'ottica di generale libertà d'accesso ai network.
Poi, mobile. Già gli Stati Uniti avrebbero sperimentato una serie di difficoltà legate alla saturazione della banda, dopo l'adozione in massa di dispositivi come iPhone. La sfida, secondo Viola, risiederebbe nel dedicare nuove frequenze al broad band mobile, come quelle a 800 MHz, fondamentali per garantire una banda che non voglia veder drasticamente calare la propria qualità.
Viola ha sottolineato come le 9 frequenze destinate al digitale siano attualmente disponibili in Italia, solo occupate a vario titolo. Insieme alle autorità dell'Unione Europea si potrebbe dunque razionalizzare il sistema. Magari fissando una data comune per la liberazione delle frequenze stesse. E, in quanto presidente del Comitato Europeo per lo spettro radio, Viola ha parlato di negoziazioni da intraprendere, per una strategia sincronizzata che potrebbe diventare realtà tra il 2015 e il 2016.
Intanto, il giornalista di L'Espresso, Alessandro Gilioli ha snocciolato - in qualità di moderatore dell'incontro - una serie di dati che andrebbero a dipingere un quadro non certo esaltante per il Belpaese. Una nazione dove il 50 per cento dei suoi abitanti non avrebbe mai messo mano su un computer. Dove si è indietro in quanto a uso delle tecnologie, dove studi internazionali avrebbero paragonato le attuali velocità di banda a quelle di paesi come l'Ucraina.
Per Benedetto Della Vedova, onorevole del Popolo delle Libertà (PdL), bisognerebbe lavorare sull'IVA, per offrire agevolazioni sulle connessioni alla Rete. Favorire gli investimenti da parte dei privati, fissando un tetto e delle regole per evitare che un operatore vada a succhiarsi tutto il credito d'imposta. Negli investimenti potrebbe esserci parte della soluzione al problema. Ma, per Della Vedova, bisognerebbe prestare attenzione ad un fatto. Che ci potranno essere capacità di accesso differenziate con costi differenziati. Servizi di connessione diversi a costi diversi e in posti diversi. Con buona pace dei supporter più incalliti della net neutrality. Anche per Sergio Scalpelli, direttore delle relazioni esterne ed istituzionali di Fastweb, il dibattito sulla neutralità della Rete dovrebbe direzionarsi verso posizioni meno ideologiche e più pratiche, basate sul business.
In Italia, secondo Scalpelli, sarebbero già 2 milioni le famiglie a godere dei vantaggi della fibra ottica fornita da Fastweb. Bisognerebbe quindi puntare su infrastrutture aperte ed efficienti, dato che nelle zone più urbanizzate della penisola il rame di Telecom non riesce più a tenere il passo.
"Per le zone ad alta densità di traffico telefonico, quando gli utenti immettono molti dati e scaricano molti audiovisivi, la Rete si dimostra inadeguata e questo non dipende dalla sua qualità, ma dal fatto che è in rame". Concorda Corrado Calabrò, presidente di AGCOM, non presente al convegno, ma che ha recentemente parlato della necessità di zone ad alto traffico come Roma e Milano di passare alla fibra ottica. "Bernabè dice che la Rete è buona ed è vero - ha continuato Calabrò - ma è un problema di costipazione, non di qualità. La velocità di 2-3 megabit non va bene, ce ne vogliono 50. Ne risente anche la rete mobile, persino Vodafone".
Sul finire dell'incontro, la fugace e vistosa presenza dell'onorevole del Popolo delle Libertà (PdL) Luca Barbareschi, attualmente vicepresidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni. O definito - come riportato da Gilioli - un pasdaran del diritto d'autore, per via del progetto di legge da lui presentato in Parlamento sulle nuove disposizioni concernenti la diffusione telematica delle opere dell'ingegno.
Barbareschi ha sottolineato come i forti guadagni di Google non corrispondano a quelli dei creatori di contenuti, inoltre penalizzati da strategie di investimento più incentrate sulla banda larga che sulle opere dell'ingegno online. Mentre, ad esempio, negli Stati Uniti ci sarebbe AT&T che con i creatori di contenuti stringe importanti accordi.
Lo stesso Steve Jobs - secondo Barbareschi - avrebbe rubato un applicativo a Napster, per poi utilizzarlo in maniera lecita e con profitti enormi. E, se iPhone costituisce la siringa, questa la metafora dell'onorevole, i suoi contenuti sono la droga, da iniettare negli utenti per alimentare un mercato mobile in crescita esponenziale. Infine - solleticato da Gilioli sul precedente caso che lo aveva visto prendere a prestito dei contenuti dal sito Spinoza.it - Barbareschi ha commentato ironico: "non ho rubato, ho solo condiviso".
Mauro Vecchio
Fonte (http://punto-informatico.it/2818379/PI/News/del-futuro-della-rete-dell-accesso-universale.aspx)

Oh ca**o, Barbareschi che parla del futuro della Rete, e di furti...
Barbareschi che parla di >>>FURTIIIIIIIIIIIIII<<< (http://www.newsitalia.eu/luca-barbareschi-spinoza-e-la-crossmedialita-0125.html)

E questo è un breve articolo del moderatore del dibattito, Alessandro Gilioli.

Sul pianeta Papalla
Questa mattina, alla Camera, il bravo Sandro Gozi ha organizzato un dibattito dal titolo leggermente ampio (”Il futuro della Rete”) chiedendomi di moderarlo.
Io come moderatore so di essere molto scadente, perché di solito non modero affatto – anzi, tendo a prendere posizione – ma a Gozi l’avevo detto e lui mi ha risposto che andava bene così, quindi sono andato.
Ci sono andato anche perché tra i presenti ci doveva essere Paolo Romani – che di questi tempi averne le caviglie tra i denti sarebbe stata cosa ottima – ma il viceministro autore del rinomato decreto invece ha dato buca, peccato.
Ha dato buca anche Paolo Gentiloni, quindi tra i politici sono venuti solo Benedetto Della Vedova, Mario Valducci e Luca Barbareschi – tutti del Pdl – oltre al buon Gozi che essendo l’ospitante doveva essere cortese con tutti.
Quindi è toccato a me cercare di far notare a quelli del Pdl che la loro maggioranza di governo sta in questi giorni approvando il decreto Romani e l’ammazza-blog del ddl Alfano, dopo aver prorogato la norma anti WiFi nota come decreto Pisanu e dopo aver fatto sparire gli 800 milioni di euro previsti da anni per lo sviluppo della banda larga.
Beh, giusto perché si sappia: su tutte queste cose non mi ha risposto nessuno. Niente. Poi lo vedrete – se avrete voglia – quando Gozi metterà il video on line. Venivano tutti dal pianeta Papalla.
Valducci, ad esempio, mi ha risposto che io vedo nero perché sono un pessimista, mentre loro del Pdl sono ottimisti e l’Italia è ottimamente avviata verso la rivoluzione digitale.
Della Vedova, quando gli ho chiesto degli 800 milioni spariti, ha risposto spiegando come li spenderebbe lui: il che sarebbe anche interessante se i soldi ci fossero, ma – visto che non li hanno dati – quello di della Vedova era solo un esercizio fantainternettiano.
Poi è arrivato Barbareschi, e siccome gli ho fatto notare la curiosa contraddizione tra il suo ruolo di pasdaran del copyright e il suo rubare contenuti a Spinoza.it, lui ha replicato ironicamente che «non ha rubato ma ha condiviso», e che comunque l’ha fatto apposta per denunciare quelli che rubano a lui e alla sua azienda i contenuti, e noi tutti abbiamo abboccato come trote alla sua provocazione.
Poi ha aggiunto che comunque aveva cose più interessanti da fare che parlare con me e io gli ho risposto che in effetti ha anche di meglio da fare che il deputato, visto che su Openparlamento risulta assente a più di metà delle votazioni: a quel punto lui ha reagito dicendo che Openparlamento è un sito inutile, e poi se n’è andato.
Va beh, l’avevo detto a Gozi che non so fare il moderatore.
Per fortuna a fine mattinata è arrivato Andrea Renda che ha detto cose parecchio intelligenti: peccato che a quel punto i politici se ne fossero andati già tutti.
Fonte (http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/23/sul-pianeta-papalla/)

Arael
23-02-2010, 23.26.08
Si, la GALERA è il futuro:

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/23/news/riciclaggio_di_denaro_sporco_56_arresti_in_manette _anche_scaglia-2400096/

:D:D:D

Faus-74
02-03-2010, 19.51.12
Decreto Romani, meglio ma non bene
di Guido Scorza - Il decreto Romani ha stabilmente assunto una nuova forma. Una lista esemplificativa di servizi esclusi dalla definizione di servizio media audiovisivo sembra non bastare
Decreto Romani, meglio ma non beneRoma - Dopo la pioggia di critiche seguite alla presentazione al Parlamento del primo schema di Decreto ed i pareri favorevoli ma fortemente critici arrivati da Camera e Senato, ci si aspettava che il Vice Ministro Romani mettesse pesantemente le mani sul provvedimento che ormai porta il suo nome, allo scopo di scongiurare il rischio di trasformare - più o meno consapevolmente - il web in una grande TV. Le attese sono, tuttavia, rimaste deluse.
Lo schema di decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri è, infatti, sostanzialmente identico alla precedente versione con la pressoché isolata - almeno per quanto attiene alle "cose della Rete" - eccezione della definizione di "servizio media audiovisivo" sulla quale il Vice Ministro è tornato cercando di fare ordine e sottrarre alla portata "pantelevisiva" della propria creatura una fetta importante della Rete che rischiava di essere fagocitata nel mondo di quel piccolo schermo che, una volta, si chiamava metonimicamente "tubo catodico".
L'intervento a livello definitorio, tuttavia, è stato importante ma, sfortunatamente, non risolutivo.
Il punto è che il nuovo testo consente, probabilmente, di fugare il dubbio che il Governo abbia inteso deliberatamente trasformare il web in una grande TV ma non anche di allontanare il rischio che le nuove norme producano, comunque, tale infausta conseguenza. Il nuovo testo dell'art. 4, infatti, nel definire il "servizio media audiovisivo" stabilisce che con tale espressione debba intendersi: "1. un servizio, quale definito agli articoli 56 e 57 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che è sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi media e il cui obiettivo principale è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico, attraverso reti di comunicazioni elettroniche. Per siffatto servizio di media audiovisivo si intende o la radiodiffusione televisiva, come definita alla lettera i) del presente articolo e, in particolare, la televisione analogica e digitale, la trasmissione continua in diretta quale il live streaming, la trasmissione televisiva su Internet quale il webcasting e il video quasi su domanda quale il near video on demand, o un servizio di media audiovisivo a richiesta, come definito dalla lettera m) del presente articolo" ed aggiunge che "Non rientrano nella definizione di "servizio di media audiovisivo":
- i servizi prestati nell'esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell'ambito di comunità di interesse;
- ogni forma di corrispondenza privata, compresi i messaggi di posta elettronica;
- i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi;
- i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale, quali, a titolo esemplificativo:
a) i siti internet che contengono elementi audiovisivi puramente accessori, come elementi grafici animati, brevi spot pubblicitari o informazioni relative a un prodotto o a un servizio non audiovisivo;
b) i giochi in linea;
c) i motori di ricerca;
d) le versioni elettroniche di quotidiani e riviste;
e) i servizi testuali autonomi;
f) i giochi d'azzardo con posta in denaro, ad esclusione delle trasmissioni dedicate a giochi d'azzardo e di fortuna; ovvero
2) una comunicazione commerciale audiovisiva".
A prescindere da tutta una serie di aspetti lessicali e terminologici che non convincono e sui quali, forse, la penna del Vice Ministro e dei suoi uomini avrebbe dovuto essere più puntuale e rigorosa ci sono, infatti, taluni elementi che sollevano grandi perplessità e non consentono di esprimere un giudizio favorevole sul nuovo testo del decreto.
Andiamo con ordine.
Il primo attiene alla tecnica normativa cui ha fatto ricorso il Governo, dettando una definizione per esclusione esplicita: per "servizio media audiovisivo" deve, oggi, intendersi sostanzialmente ogni servizio che importi la diffusione di contenuti audiovisivi salvo quelli espressamente individuati dalla norma. È una tecnica di normazione assolutamente inadeguata alla materia di cui si tratta: la tecnologia va più in fretta del legislatore e, quindi, già domani mattina, dinanzi ad una nuova piattaforma di condivisione di contenuti audiovisivi - ipotizziamo un "video-twitter" - occorrerà provare a collocarla in una delle categorie escluse e, qualora - come appare probabile - ciò non risulti possibile, qualificarla come "servizio media audiovisivo" con ogni conseguenza per il suo gestore.
La seconda riguarda la definizione cui è affidata l'esclusione dei videoblog dall'ambito di applicazione delle nuove norme: "Non rientrano nella definizione di "servizio di media audiovisivo": i servizi prestati nell'esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva...". Un videoblog di modesto successo che raccolga, comunque, pubblicità e/o che possa considerarsi - per quantità e qualità dei contenuti - in "concorrenza" con la radiodiffusione televisiva, dunque, sembra dover essere definito un "servizio media audiovisivo" e rientrare dunque nell'ambito di applicabilità della nuova disciplina.
Che significa "attività precipuamente non economica" e che vuol dire essere "in concorrenza con la radiodiffusione televisiva"? Se significa che un utente potrebbe scegliere di navigare su un videoblog piuttosto che guardare la TV è un requisito che, probabilmente, integrano molti dei videoblog del panorama italiano.
A ben vedere il wording è esattamente quello della direttiva europea ma il legislatore nazionale è chiamato ad "attuare" i principi comunitari e non, semplicemente, a "tradurli" come hanno scelto di fare gli uomini del Vice Ministro Romani all'evidente scopo di mettersi al riparo dalle contestazioni secondo le quali il Decreto - nella sua prima versione - andava ben oltre l'impianto della disciplina europea.
Un esempio di "attuazione" della direttiva AVMS e non già di semplice traduzione si rinviene, invece, nella Legge francese di attuazione nella quale si è previsto che "Sont exclus les services qui ne relèvent pas d'une activité économique au sens de l'article 256 A du code général des impôts, ceux dont le contenu audiovisuel est secondaire, ceux consistant à fournir ou à diffuser du contenu audiovisuel créé par des utilisateurs privés à des fins de partage et d'échanges au sein de communautés d'intérêt, ceux consistant à assurer, pour mise à disposition du public par des services de communication au public en ligne, le seul stockage de signaux audiovisuels fournis par des destinataires de ces services et ceux dont le contenu audiovisuel est sélectionné et organisé sous le contrôle d'un tiers". Il legislatore francese ha, puntualmente, spiegato il significato dell'espressione "attività economica" attraverso riferimento ad altra norma di legge e si è ben guardato dall'affidare la delimitazione tra il web e la TV ad un concetto aleatorio ed ambiguo quale la sussistenza di un rapporto di concorrenza tra un video blog e la programmazione di un'emittente televisiva.
Difficile dinanzi a scelte tanto lacunose ed inopportune promuovere il Vice Ministro. Ciò che c'era di buono nella direttiva ovvero la previsione secondo la quale la responsabilità editoriale non si accompagna necessariamente a quella giuridica ed i frequenti richiami alla disciplina in materia di commercio elettronico e non responsabilità degli intermediari della comunicazione, non è stato importato nel testo del Decreto Romani. Il decreto, pertanto, continua a minacciare i gestori di piattaforme UGC - Google ad esempio - di esser risucchiati dalla TV, conferma all'AGCOM il ruolo di sceriffo della Rete tanto in relazione ai diritti d'autore che con riferimento alla tutela dei minori e, solo per citarne un'altra tra le tante, insiste nell'ipotizzare che le famiglie italiane abbiano bisogno di un cybersitting di Stato per evitare che lo sviluppo dei minori sia irrimediabilmente turbato da scene di violenza o pornografia "incontrate" in Rete.
Tutto considerato la nuova versione del Decreto sembra migliore della precedente ma ancora lontana dalla sufficienza. Peccato, perché il timoniere del processo legislativo avrebbe potuto e, forse, dovuto far tesoro dell'intelligenza collettiva di Rete che, all'indomani della presentazione del vecchio testo del decreto, aveva evidenziato i numerosi ed importanti limiti dello schema di provvedimento. È andata così e, a questo punto, non resta che far affidamento sul buon senso dell'AGCOM - e su quello dei giudici che, tuttavia, proprio di recente, hanno dimostrato che, buon senso a parte, ciò che talvolta difetta, è la conoscenza delle dinamiche dell'informazione online.
Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
Fonte (http://punto-informatico.it/2823280/PI/Commenti/decreto-romani-meglio-ma-non-bene.aspx)