Faus-74
31-05-2006, 16.42.15
...solo questo.
«Con l’annuncio di Vodafone si è chiuso un ciclo. Ora se ne apre un altro, tutto nuovo: la sfida si sposta dal mobile alla banda larga». Per Francesco Caio il settore telefonico è a «una svolta epocale». E la brusca virata strategica decisa da Arun Sarin segna il definitivo punto di rottura con il passato , secondo il manager protagonista a metà degli anni 90 della nascita di Omnitel (oggi Vodafone Italia) e che tra un mese lascerà la guida della britannica Cable & Wireless. Cosa sta succedendo?
«La fase in cui la telefonia fissa ha permesso crescite a due cifre è finita. Il mercato è saturo, i margini modesti. Ora si apre il ciclo della banda larga. L’utilizzo di Internet è cambiato: dalla consultazione di testi si è passati alle immagini, alla voce, alla tv. E la banda larga sta diventando il centro di gravità delle famiglie. Per questo Vodafone, il maggiore operatore mondiale nei cellulari, ha spostato il suo focus. Il broadband è il settore che nel mondo sta crescendo di più».
Fino a questo momento, però, i numeri sono modesti.
«Cresceranno con l’aumento della penetrazione del banda larga nelle case. E questo porterà a un "cambiamento sismico"».
Per gli utenti il cambiamento è evidente: maggiori servizi in rete, contenuti di ogni tipo. Ma per le compagnie telefoniche?
«Quella che è stata un po’ l’architrave del mercato telefonico, la fatturazione a minuto, sparisce. Con la voce che passa su Internet questo sistema è superato. Nella banda larga si fattura la velocità, il servizio. E le compagnie mobili, che dalla voce traggono ancora l’80% del fatturato, devono ripensare la loro strategia».
Lei è convinto che finiranno tutti per telefonare via Internet?
«Prenda Skype. Oggi ci sono 5 milioni di persone nel mondo che hanno scaricato questo software per parlare gratis tra loro. Sono poche, è vero, ma man mano che l’elettronica di consumo fornirà nuovi terminali, come i telefoni Wi-fi, per telefonare dall’altra parte del mondo a costo zero, allora il discorso cambia».
Ma se su Internet passa tutto gratis, i gestori dove guadagnano?
«La sfida è proprio questa: fare margini. Con la convergenza al posto di tre bollette da 20-30 euro ognuna ci sarà un’unica fattura. Che però non è la somma delle tre, ma una sola da 30 euro. Questo pone una sfida importante: come arrivo a fatturarli?».
Con i contenuti?
«Non è detto. Negli Stati Uniti il canale Abc ha messo gratis on line alcune puntate del telefilm "Desperate Housewife". Le hanno viste 3 milioni di spettatori. Adesso le farà pagare e i soldi finiranno all’emittente non al gestore di rete. Voglio dire che i contenuti rappresentano una grande opportunità, ma il problema è sempre quello: come faccio a guadagnarci?»
Come faccio?
«Sono convinto che più dei contenuti farà premio la capacità di servire bene il cliente. Con un servizio distintivo, affidabile, e un customer care efficiente. E poi la capacità di tagliare i costi. La decisione di Vodafone abbandonare la strategia globale va anche in questa direzione. E’ giusta».
Perché
«Perché quello della telefonia, e ancora di più il broadband, è un business locale. Per fare soldi bisogna conoscere i clienti e avere quote di mercato nel singolo Paese. Vodafone è solo la prima ad aver cambiato strada. Nei prossimi mesi ci sarà una forte ricombinazione di strategie e gestori. Gli operatori dovranno decidere dove vogliono arrivare».
Telecom Italia una scelta l’ha già fatta, incorporando Tim per puntare tutto sulla convergenza. Ha fatto bene?
«Telecom parte da una posizione diversa: ha più possibilità di altri di mettere insieme le strutture fissa e mobile per gestire un’unica rete con più terminali. Ha visto la convergenza prima degli altri. Adesso però deve trovare come monetizzare il vantaggio».
E gli altri operatori italiani?
«La torta non è grande abbastanza per tutti. Telecom ha il 70% del mercato e non è possibile che altri dieci si spartiscano il resto. Infostrada, Fastweb, Tiscali devono capire come possono aggregarsi. E’ un tema che tocca da vicino anche il regolatore. Bisognerà vedere se capisce che è in corso una svolta epocale. E se deciderà di agevolarla o frenarla».
Fonte (http://www.lamescolanza.com/Temp=2006/52006/Caio=3152006.htm)
«Con l’annuncio di Vodafone si è chiuso un ciclo. Ora se ne apre un altro, tutto nuovo: la sfida si sposta dal mobile alla banda larga». Per Francesco Caio il settore telefonico è a «una svolta epocale». E la brusca virata strategica decisa da Arun Sarin segna il definitivo punto di rottura con il passato , secondo il manager protagonista a metà degli anni 90 della nascita di Omnitel (oggi Vodafone Italia) e che tra un mese lascerà la guida della britannica Cable & Wireless. Cosa sta succedendo?
«La fase in cui la telefonia fissa ha permesso crescite a due cifre è finita. Il mercato è saturo, i margini modesti. Ora si apre il ciclo della banda larga. L’utilizzo di Internet è cambiato: dalla consultazione di testi si è passati alle immagini, alla voce, alla tv. E la banda larga sta diventando il centro di gravità delle famiglie. Per questo Vodafone, il maggiore operatore mondiale nei cellulari, ha spostato il suo focus. Il broadband è il settore che nel mondo sta crescendo di più».
Fino a questo momento, però, i numeri sono modesti.
«Cresceranno con l’aumento della penetrazione del banda larga nelle case. E questo porterà a un "cambiamento sismico"».
Per gli utenti il cambiamento è evidente: maggiori servizi in rete, contenuti di ogni tipo. Ma per le compagnie telefoniche?
«Quella che è stata un po’ l’architrave del mercato telefonico, la fatturazione a minuto, sparisce. Con la voce che passa su Internet questo sistema è superato. Nella banda larga si fattura la velocità, il servizio. E le compagnie mobili, che dalla voce traggono ancora l’80% del fatturato, devono ripensare la loro strategia».
Lei è convinto che finiranno tutti per telefonare via Internet?
«Prenda Skype. Oggi ci sono 5 milioni di persone nel mondo che hanno scaricato questo software per parlare gratis tra loro. Sono poche, è vero, ma man mano che l’elettronica di consumo fornirà nuovi terminali, come i telefoni Wi-fi, per telefonare dall’altra parte del mondo a costo zero, allora il discorso cambia».
Ma se su Internet passa tutto gratis, i gestori dove guadagnano?
«La sfida è proprio questa: fare margini. Con la convergenza al posto di tre bollette da 20-30 euro ognuna ci sarà un’unica fattura. Che però non è la somma delle tre, ma una sola da 30 euro. Questo pone una sfida importante: come arrivo a fatturarli?».
Con i contenuti?
«Non è detto. Negli Stati Uniti il canale Abc ha messo gratis on line alcune puntate del telefilm "Desperate Housewife". Le hanno viste 3 milioni di spettatori. Adesso le farà pagare e i soldi finiranno all’emittente non al gestore di rete. Voglio dire che i contenuti rappresentano una grande opportunità, ma il problema è sempre quello: come faccio a guadagnarci?»
Come faccio?
«Sono convinto che più dei contenuti farà premio la capacità di servire bene il cliente. Con un servizio distintivo, affidabile, e un customer care efficiente. E poi la capacità di tagliare i costi. La decisione di Vodafone abbandonare la strategia globale va anche in questa direzione. E’ giusta».
Perché
«Perché quello della telefonia, e ancora di più il broadband, è un business locale. Per fare soldi bisogna conoscere i clienti e avere quote di mercato nel singolo Paese. Vodafone è solo la prima ad aver cambiato strada. Nei prossimi mesi ci sarà una forte ricombinazione di strategie e gestori. Gli operatori dovranno decidere dove vogliono arrivare».
Telecom Italia una scelta l’ha già fatta, incorporando Tim per puntare tutto sulla convergenza. Ha fatto bene?
«Telecom parte da una posizione diversa: ha più possibilità di altri di mettere insieme le strutture fissa e mobile per gestire un’unica rete con più terminali. Ha visto la convergenza prima degli altri. Adesso però deve trovare come monetizzare il vantaggio».
E gli altri operatori italiani?
«La torta non è grande abbastanza per tutti. Telecom ha il 70% del mercato e non è possibile che altri dieci si spartiscano il resto. Infostrada, Fastweb, Tiscali devono capire come possono aggregarsi. E’ un tema che tocca da vicino anche il regolatore. Bisognerà vedere se capisce che è in corso una svolta epocale. E se deciderà di agevolarla o frenarla».
Fonte (http://www.lamescolanza.com/Temp=2006/52006/Caio=3152006.htm)