Faus-74
24-04-2006, 17.07.55
«Lei mi chiede se è ragionevole l’ipotesi di cinque milioni di telefoni cellulari attrezzati per ricevere la televisione digitale entro il 2010, e l’unica risposta che si può dare oggi è che nessuno lo sa. Potremmo anche arrivare più in alto. Si tratta di una cosa completamente nuova e, per di più, che sta andando avanti forte solo in Italia per il momento. Quindi ci muoviamo in un territorio ancora inesplorato».
Paolo Bertoluzzo, direttore generale di Vodafone Italia, non è mai stato un fanatico della tv sul telefonino, e anche oggi, quando la macchina organizzativa è già partita, preferisce i toni prudenti.
«Questo della Tv digitale portatile potrebbe anche rivelarsi un grosso mercato, ma per ora, ripeto, non lo sa nessuno, anche perchè siamo i primi in Europa. E quindi dovremo vedere un po’ come va».
Secondo lei che cosa determinerà il successo o meno di questa nuova iniziativa?
«Direi che due sono le variabili più importanti. Da un lato il costo degli apparecchi. All’inizio questi oggetti costeranno un po’ cari, come è ovvio. Poi scenderanno. Ecco, la velocità di discesa dei prezzi determinerà il decollo più o meno rapidi del tvtelefonini».
Il secondo elemento?
«I contenuti. Bisogna vedere se sapremo trovare i contenuti giusti per i tv telefonini. Oggi in Italia e nel mondo c’è una grande esperienza per quello che funziona sulla tv di casa. Sui telefonini invece no».
Ma come mai l’Italia parte così presto?
«Intanto perché ci sono quelli di 3 che hanno deciso di muoversi di corsa. E è evidente che, tanto noi quanto Tim, non potevamo certo rimanere alla finestra. Si apre un nuovo mercato e dobbiamo esserci».
E avete appena fatto un accordo con Mediaset.
«Sì, per la rete. La rete del Dbvh funziona con alcune grandi antenne per l’emissione del segnale (e queste le fa Mediaset) e poi con delle antennine per la ricezione (queste le facciamo noi e Tim). Il sistema è in grado di trasmettere 40 canali diversi, e noi per ora ne abbiamo presi 10 (come Tim)».
I contenuti?
«All’inizio è evidente che il fatto di poter dire che sul telefonino puoi vedere tutto Canale 5 o Italia 1 o Rai Uno avrà un suo effetto di traino. Poi, più avanti, bisognerà pensare a cose specifiche. A programmi più adatti a dei telefonini».
Questo significa che diventerete anche produttori di contenuti?
«Nemmeno per idea. Faranno tutto quelli che già oggi producono contenuti. Noi li metteremo in onda».
Costi?
«Credo che alla fine ci sarà una sorta di abbonamento mensile (fra i cinque e i dieci euro), e poi tariffe speciali per le cose premium (il grande evento sportivo, il grande concerto, ecc.). Però, è tutto da vedere. Anche perché già dall’inizio saremo in tre a fare questa cosa, e quindi ci sarà il gioco della concorrenza. E poi ci sarà anche qualche evoluzione tecnologica. Già oggi ci sono le cuffie per vedere la tv sui telefoni. Sono occhiali con cuffia che si indossano e si vede la tv quasi come a casa».
Comunque, si parte, è deciso. Quando le prime «trasmissioni»?
«Subito dopo l’estate, e da quel momento in avanti si comincerà a capire qualcosa».
Intanto, però, lanciate un servizio abbastanza rivoluzionario con la radio.
«Sì, si chiama Vodafone my radio. E è un po’ più complicato da spiegare che da vedere in funzione. Si tratta di un servizio fatto insieme alla Sony di cui abbiamo l’esclusiva per l’Italia. In sostanza, si ascolta la radio attraverso il telefonino (rete Umts) e il bello è che c’è un sistema esperto».
Che cosa significa?
«Significa che lei comunica al telefonino i suoi gusti in fatto di musica e il telefonino le propone una serie di opportunità di ascolto. Se le piacciono i brani proposti, lo comunica e da allora in avanti sarà lo stesso telefonino a mandarle brani di quel tipo. Se lei invece dice che non li gradisce il sistema le manderà altri brani della stessa categoria (jazz, rock, ecc.), ma con l’esclusione di quelli simili a quello che lei ha appena scartato».
In effetti sembra una cosa un po’ complessa.
«Ma non è così. In pratica il sistema tiene conto delle sue preferenze e le suggerisce dei brani in accordo con i suoi gusti. Quindi lei non deve stare lì a cercare la stazione che le interessa. Fa tutto il telefonino».
Ma se io sto lì ore e ore a sentire questa musica, alla fine spendo un patrimonio.
«No. Se fa l’abbonamento per un giorno paga 1,49 euro e può stare lì anche 24 ore. Se fa l’abbonamento mensile, sono 9,99 euro. Gli stesi brani li può ascoltare anche sul computer e, se trova un brano che le piace particolarmente, può anche «comprarlo» e masterizzarlo fino a cinque volte. Ma, ripeto, bisogna provare questo sistema, e poi si resterà ammirati».
E questo sistema è già attivo?
«Dalla scorsa settimana».
Quindi, mi sembra di capire, la battaglia fra i vari operatori ha questi due territori: musica e video, come sempre.
«Certamente, ma adesso noi di Vodafone abbiamo deciso di fare la guerra anche al telefono fisso».
Ma come? Voi non avete telefoni fissi, attaccati alla rete tradizionale.
«Ma abbiamo un’ottima rete cellulare. E quindi da maggio, cioè da oggi, lanciamo il sistema Vodafone casa zero».
Che significa?
«Significa che lei comunica ai nostri operatori il suo indirizzo di casa o dell’ufficio. Noi disegniamo una specie di quadrato virtuale intorno a quell’indirizzo, e ogni volta che lei farà una telefonata da dentro quel quadrato, le verrà applicata la tariffa Vodafone casa zero».
E’ una buona tariffa?
«Costerà meno di quello che oggi si può fare con la rete fissa di Telecom».
Cioè?
«Lei pagherà 9,99 euro al mese, e con questa somma potrà fare 1500 minuti di telefonate. Da aggiungere a questa cifra ci sono soltanto i 15 centesimi di scatto alla risposta per ogni telefonata».
Sono tanti 1500 minuti?
«Il «consumo» medio di una famiglia italiana sono 600 minuti al mese. Quindi c’è tutto lo spazio che si vuole per telefonare».
E lei dice che questo è più conveniente dell’avere un telefono fisso in casa?
«Certamente. Con un telefono fisso lei deve pagare intanto 15 euro al mese di canone, e questo per non fare assolutamente niente.
Poi, in base al contratto che ha spende altri soldi. Con Vodafone casa zero lei invece spenderà meno della metà di quello che le toccherebbe con un normale telefono di rete fissa».
Ma adesso va molto di moda l’Adsl per fare Internet.
«Lo sappiamo benissimo. E infatti abbiamo fatto le connect card e anche l’Internet box (che si aggancia al desktop). Con questi apparati lei va su Internet via rete Umts di Vodafone a prezzi assolutamente interessanti e a una velocità che per adesso è pari a 1 mega, ma che già l’anno prossimo si avvicinerà ai 4 mega, per andare poi ancora più in alto, fin sopra i dieci mega».
Insomma, è guerra su tutti i fronti.
«Come sempre».
Fonte (http://www.repubblica.it/supplementi/af/2006/04/24/primopiano/002kapo.html)
Paolo Bertoluzzo, direttore generale di Vodafone Italia, non è mai stato un fanatico della tv sul telefonino, e anche oggi, quando la macchina organizzativa è già partita, preferisce i toni prudenti.
«Questo della Tv digitale portatile potrebbe anche rivelarsi un grosso mercato, ma per ora, ripeto, non lo sa nessuno, anche perchè siamo i primi in Europa. E quindi dovremo vedere un po’ come va».
Secondo lei che cosa determinerà il successo o meno di questa nuova iniziativa?
«Direi che due sono le variabili più importanti. Da un lato il costo degli apparecchi. All’inizio questi oggetti costeranno un po’ cari, come è ovvio. Poi scenderanno. Ecco, la velocità di discesa dei prezzi determinerà il decollo più o meno rapidi del tvtelefonini».
Il secondo elemento?
«I contenuti. Bisogna vedere se sapremo trovare i contenuti giusti per i tv telefonini. Oggi in Italia e nel mondo c’è una grande esperienza per quello che funziona sulla tv di casa. Sui telefonini invece no».
Ma come mai l’Italia parte così presto?
«Intanto perché ci sono quelli di 3 che hanno deciso di muoversi di corsa. E è evidente che, tanto noi quanto Tim, non potevamo certo rimanere alla finestra. Si apre un nuovo mercato e dobbiamo esserci».
E avete appena fatto un accordo con Mediaset.
«Sì, per la rete. La rete del Dbvh funziona con alcune grandi antenne per l’emissione del segnale (e queste le fa Mediaset) e poi con delle antennine per la ricezione (queste le facciamo noi e Tim). Il sistema è in grado di trasmettere 40 canali diversi, e noi per ora ne abbiamo presi 10 (come Tim)».
I contenuti?
«All’inizio è evidente che il fatto di poter dire che sul telefonino puoi vedere tutto Canale 5 o Italia 1 o Rai Uno avrà un suo effetto di traino. Poi, più avanti, bisognerà pensare a cose specifiche. A programmi più adatti a dei telefonini».
Questo significa che diventerete anche produttori di contenuti?
«Nemmeno per idea. Faranno tutto quelli che già oggi producono contenuti. Noi li metteremo in onda».
Costi?
«Credo che alla fine ci sarà una sorta di abbonamento mensile (fra i cinque e i dieci euro), e poi tariffe speciali per le cose premium (il grande evento sportivo, il grande concerto, ecc.). Però, è tutto da vedere. Anche perché già dall’inizio saremo in tre a fare questa cosa, e quindi ci sarà il gioco della concorrenza. E poi ci sarà anche qualche evoluzione tecnologica. Già oggi ci sono le cuffie per vedere la tv sui telefoni. Sono occhiali con cuffia che si indossano e si vede la tv quasi come a casa».
Comunque, si parte, è deciso. Quando le prime «trasmissioni»?
«Subito dopo l’estate, e da quel momento in avanti si comincerà a capire qualcosa».
Intanto, però, lanciate un servizio abbastanza rivoluzionario con la radio.
«Sì, si chiama Vodafone my radio. E è un po’ più complicato da spiegare che da vedere in funzione. Si tratta di un servizio fatto insieme alla Sony di cui abbiamo l’esclusiva per l’Italia. In sostanza, si ascolta la radio attraverso il telefonino (rete Umts) e il bello è che c’è un sistema esperto».
Che cosa significa?
«Significa che lei comunica al telefonino i suoi gusti in fatto di musica e il telefonino le propone una serie di opportunità di ascolto. Se le piacciono i brani proposti, lo comunica e da allora in avanti sarà lo stesso telefonino a mandarle brani di quel tipo. Se lei invece dice che non li gradisce il sistema le manderà altri brani della stessa categoria (jazz, rock, ecc.), ma con l’esclusione di quelli simili a quello che lei ha appena scartato».
In effetti sembra una cosa un po’ complessa.
«Ma non è così. In pratica il sistema tiene conto delle sue preferenze e le suggerisce dei brani in accordo con i suoi gusti. Quindi lei non deve stare lì a cercare la stazione che le interessa. Fa tutto il telefonino».
Ma se io sto lì ore e ore a sentire questa musica, alla fine spendo un patrimonio.
«No. Se fa l’abbonamento per un giorno paga 1,49 euro e può stare lì anche 24 ore. Se fa l’abbonamento mensile, sono 9,99 euro. Gli stesi brani li può ascoltare anche sul computer e, se trova un brano che le piace particolarmente, può anche «comprarlo» e masterizzarlo fino a cinque volte. Ma, ripeto, bisogna provare questo sistema, e poi si resterà ammirati».
E questo sistema è già attivo?
«Dalla scorsa settimana».
Quindi, mi sembra di capire, la battaglia fra i vari operatori ha questi due territori: musica e video, come sempre.
«Certamente, ma adesso noi di Vodafone abbiamo deciso di fare la guerra anche al telefono fisso».
Ma come? Voi non avete telefoni fissi, attaccati alla rete tradizionale.
«Ma abbiamo un’ottima rete cellulare. E quindi da maggio, cioè da oggi, lanciamo il sistema Vodafone casa zero».
Che significa?
«Significa che lei comunica ai nostri operatori il suo indirizzo di casa o dell’ufficio. Noi disegniamo una specie di quadrato virtuale intorno a quell’indirizzo, e ogni volta che lei farà una telefonata da dentro quel quadrato, le verrà applicata la tariffa Vodafone casa zero».
E’ una buona tariffa?
«Costerà meno di quello che oggi si può fare con la rete fissa di Telecom».
Cioè?
«Lei pagherà 9,99 euro al mese, e con questa somma potrà fare 1500 minuti di telefonate. Da aggiungere a questa cifra ci sono soltanto i 15 centesimi di scatto alla risposta per ogni telefonata».
Sono tanti 1500 minuti?
«Il «consumo» medio di una famiglia italiana sono 600 minuti al mese. Quindi c’è tutto lo spazio che si vuole per telefonare».
E lei dice che questo è più conveniente dell’avere un telefono fisso in casa?
«Certamente. Con un telefono fisso lei deve pagare intanto 15 euro al mese di canone, e questo per non fare assolutamente niente.
Poi, in base al contratto che ha spende altri soldi. Con Vodafone casa zero lei invece spenderà meno della metà di quello che le toccherebbe con un normale telefono di rete fissa».
Ma adesso va molto di moda l’Adsl per fare Internet.
«Lo sappiamo benissimo. E infatti abbiamo fatto le connect card e anche l’Internet box (che si aggancia al desktop). Con questi apparati lei va su Internet via rete Umts di Vodafone a prezzi assolutamente interessanti e a una velocità che per adesso è pari a 1 mega, ma che già l’anno prossimo si avvicinerà ai 4 mega, per andare poi ancora più in alto, fin sopra i dieci mega».
Insomma, è guerra su tutti i fronti.
«Come sempre».
Fonte (http://www.repubblica.it/supplementi/af/2006/04/24/primopiano/002kapo.html)